Smartphone con l’app PSC Assieme su sfondo blu, accanto al titolo “CommLine per la comunicazione sindacale: un’esperienza concreta”.

Come Pianeta Sindacale Carabinieri ha rivoluzionato l’esperienza digitale di oltre 12.000 associati

Casi Studio

Nato nel 2021, Pianeta Sindacale Carabinieri (PSC) è un sindacato dall'obiettivo chiaro: tutelare, informare e supportare chi indossa la divisa dell'Arma.

Con associati costantemente in movimento, questa realtà dinamica e in crescita costante aveva una grande sfida da affrontare: concentrare un intero universo di servizi — dalle news dell'ultima ora alle dirette streaming, dalle consulenze legali alla web radio attiva 24/7, fino a un chatbot intelligente — in un unico canale sicuro e accessibile solo agli iscritti.

La risposta a questa esigenza è l’app "PSC Assieme". Abbiamo raccolto un intero ecosistema di servizi in un'unica piattaforma, capace di azzerare le distanze grazie a notifiche push istantanee per le comunicazioni urgenti.

Ma qual è stato l'impatto di Commline nella vita del sindacato? Lo abbiamo chiesto a Vincenzo Romeo, Segretario Generale di PSC, in questa intervista.
Buona lettura!


Qual è stata la necessità principale che vi ha spinto a investire in un'app proprietaria, e quali limiti dei canali tradizionali volevate superare?

La scelta nasce da una mia esperienza pregressa: circa dieci anni fa mi occupavo di comunicazione all'interno del COCER (Consiglio Centrale di Rappresentanza) e avevo già sperimentato un'applicazione simile, osservando le reazioni dei colleghi.

Il nostro target è composto esclusivamente da carabinieri: lavoratori che concentrano almeno sei ore di servizio sotto forte stress e attenzione costante. Fuori dal servizio, comprensibilmente, non hanno voglia di seguire passivamente le informazioni lavorative attraverso i canali tradizionali.

Avendo notato allora un forte interesse per uno strumento più snello, abbiamo deciso di concretizzare l'idea oggi, a un anno e mezzo dall'avvio della nostra associazione. Siamo partiti con social, messaggistica e liste di distribuzione, ma volevamo fare un passo coraggioso: un'app dedicata e riservata.

Qual è la sfida logistica o comunicativa più grande nel coordinare una base associativa così ampia?

Portare tutti a utilizzare l'app e raggiungerli capillarmente. Abbiamo appena superato quota 12.400 carabinieri associati, ed è un'impresa comunicare con tutti: i sistemi di messaggistica tradizionali pongono limiti e rischiano di bloccarsi. L'obiettivo dell'app è proprio superare queste barriere. È un percorso di crescita che richiede tempo.

I nostri dati indicano circa 5.000 accessi. Ha riscontro di questi numeri?

Sì, per ora accede circa la metà degli associati. Non dipende dal funzionamento dell'app, ma dalle abitudini d'uso dello smartphone — è una vera battaglia culturale. Chi scopre l'app al momento dell'iscrizione ne resta entusiasta, ma per entrarci serve un'azione intenzionale, mentre i social tradizionali offrono uno scroll immediato. Per questo studiamo ogni giorno, come in un laboratorio a cielo aperto, come rendere lo strumento più attrattivo.

È stato pionieristico anche integrare un chatbot AI per l'assistenza. Come ha trasformato la gestione quotidiana delle richieste?

L'intelligenza artificiale evolve a una velocità strabiliante ed è uno strumento da sfruttare. Con i nostri colleghi tecnici stiamo sviluppando "l'intelligenza artificiale del carabiniere": la addestriamo partendo dalle domande più frequenti, perfezionandola man mano con risposte precise. Non vogliamo essere ostaggi dell'IA, ma gestirla e costruirla su misura per un contesto professionale specifico.

Tra chi usa attivamente l'app, avete riscontri sul miglioramento nel reperire informazioni?

L'aspetto che emerge più di tutti è la ricerca di un canale dedicato, privilegiato e riservato. Quando abbiamo attivato le dirette streaming esclusive per gli iscritti, abbiamo registrato fino a 200 carabinieri connessi in contemporanea, con il contenuto poi disponibile on demand.

Un altro riscontro forte riguarda il supporto psicologico: siamo gli unici a offrirlo, l'Amministrazione dell'Arma non ha un servizio simile. I colleghi lo usano molto proprio perché si sentono in un'area protetta.

Questo approccio vi aiuta a mantenere alti l'engagement e il senso di appartenenza?

Senza dubbio, anche se è un percorso a lungo termine. Faccio spesso un esempio ai nostri dirigenti: all'inizio della telefonia mobile dominavano Nokia, Nec, Ericsson, Motorola. Poi arrivò un "citofonino" di Apple, con un solo pulsante, che molti snobbarono. Oggi sappiamo com'è andata: Nec ed Ericsson hanno abbandonato il settore, Nokia ha affrontato crisi profonde, e Apple vende telefoni da 2.000 euro che la gente compra comunque.

Questo ci fa capire che la strada è quella giusta — lo dico con vent'anni di esperienza alle spalle, non per presunzione. Dovremo perseverare anche se ci porterà ad avere tutti contro, a partire dall'Amministrazione, che oggi è già costretta a rincorrere le nostre iniziative.

Qual è la funzionalità dell'app che ha riscosso più successo?

Sicuramente le dirette streaming, la nostra "TV" interna: garantiscono a tutti i 12.400 iscritti le stesse opportunità di partecipazione, in diretta o on demand — cosa che oggi nessun altro fa.

Molto sfruttato anche il pulsante WhatsApp diretto con il Comitato Direttivo. Ho un numero dedicato che consente a ciascun associato di scrivermi: rispondo personalmente, spesso con un messaggio vocale, così possono sentire la mia voce e condividerla con i colleghi.

E le notifiche push? Aiutano a far percepire l'associazione più vicina?

Sono il modo più immediato per raggiungere tutti, ma le stiamo implementando con gradualità: all'inizio abbiamo avuto difficoltà tecniche, e abituare l'utente a ricevere aggiornamenti per poi bloccarsi rischierebbe di compromettere la credibilità del progetto. Anche se il testo deve essere brevissimo, crediamo sia uno strumento potentissimo, e contiamo di portarlo presto alla massima efficienza.

Rileviamo circa 150 utenti unici al giorno. Qual è la funzionalità più utilizzata da questo nucleo quotidiano?

Sicuramente l'area video: i contenuti sono esclusivi, non si trovano all'esterno, e possiamo dire cose che fuori non potremmo mai dire. Questo spinge le persone a frequentare l'app.

Di recente abbiamo anche riorganizzato l'area "Convenzioni", rendendola più intuitiva — la ricerca di opportunità di risparmio è fondamentale per i colleghi. Vorremmo in futuro integrarla con l'intelligenza artificiale, così l'utente possa chiedere direttamente al chatbot le informazioni che gli interessano.

Quanto è fondamentale il tema della sicurezza dei dati e della riservatezza?

È di estrema importanza. Siamo pronti a fare da precursori anche sotto il profilo legale: quell'area è privata e riservata agli iscritti, e la responsabilità di eventuali violazioni ricade su chi le commette, non su di noi. In un'area riservata, ai carabinieri associati dico ciò che ritengo opportuno, per stimolare il confronto e raccogliere proposte — qualcosa che oggi in Italia non ha eguali.

Se dovesse riassumere in tre o quattro punti i vantaggi più concreti di questa transizione digitale, quali sceglierebbe?

Contatto diretto, partecipazione attiva, riservatezza, canale dedicato.

Raccogliete i feedback tramite strumenti strutturati o attraverso il dialogo diretto?

In modo costante, grazie ai nostri dirigenti sul territorio, che incontrano i colleghi ogni giorno per raccogliere pareri e indici di gradimento. Effettuiamo anche telefonate mirate di customer satisfaction, soprattutto verso chi non accede da tempo, per aiutarlo a rientrare. Curo personalmente l'abilitazione agli accessi e il contatto con chi ha difficoltà.

Ci descrive un processo di gestione e ascolto da cui c'è solo da imparare.

La ringrazio. All'inizio qualcuno ci scambiava per esaltati. Ma io ascolto i carabinieri da oltre vent'anni, e oggi abbiamo una profonda consapevolezza delle dinamiche dell'Amministrazione e del mondo politico. Quando invitiamo i parlamentari nelle nostre trasmissioni, li vediamo sorpresi sia dalla qualità dei nostri spazi, sia dalla professionalità con cui comunichiamo. Il nostro motto è: "Sono un carabiniere, non posso dire bugie."

Molti pensano che basti adottare una tecnologia per essere all'avanguardia. In realtà l'app è lo strumento che amplifica un lavoro di ascolto che lei porta avanti da vent'anni.

Le dirò di più: sto quasi lottando per non dipendere in prima persona dall'intelligenza artificiale nella mia comunicazione quotidiana, per preservare un'originalità autentica. Quando ti mettono un microfono davanti — al TG5 o a Fuori dal Coro, dove sono stato ospite — l'IA non può prepararti a tutto: in quel momento la differenza la fa solo l'intelligenza naturale.

Consiglierebbe uno strumento come questa app ad altre realtà associative o sindacali?

Lo consiglierei, con un'avvertenza fondamentale: se l'organizzazione non ha una base solida fatta di ascolto, partecipazione reale e desiderio genuino di informazione trasparente, è inutile farlo. Uno strumento simile, senza un'anima e obiettivi chiari, può dare un'illusione di successo iniziale, ma non funzionerà mai a lungo.

Detto questo, l'architettura tecnica e la struttura dell'app sono eccellenti, presentabili e affidabili — un ottimo modello di riferimento, fermo restando che a fare la differenza sono sempre le modalità e la serietà d'uso.